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Lattosio, cos’è e perché fa male

copertina lattosio

Sul mercato ormai siamo abituati a vedere latte ad alta digeribilità e latte senza lattosio che promettono di risolvere il problema della intolleranza o della difficile digestione del latte.

Sono Francesco Norcini, coach nutrizionale e da anni impegnato nel dare supporto a chiunque vuole ottenere il massimo dalla nutrizione e scoprire gli inganni che quotidianamente, la pubblicità, crea a spese nostre.

In questo articolo voglio fare chiarezza su un argomento che spesso viene annoverato dai miei Clienti, ossia il latte senza lattosio.

Sempre più spesso, quando si parla di latte senza lattosio, si sente parlare anche di bevande vegetali che, in realtà, non potrebbero neanche prendere il nome di “latte”.

Questo termine, infatti, può essere utilizzato solo in riferimento al prodotto di un mammifero di sesso femminile in gestazione.

lattosio vegetale

Ma la domanda alla quale voglio rispondere per permetterti di comprendere nel modo più semplice possibile tutto quello che ruota intorno al latte, è questa: come e perché siamo arrivati a tutte queste alternative e a produrre latte senza lattosio?

 

La risposta a questa domanda è fondamentale, perché in questo blog cerco di analizzare tutto solo usando la logica e quello che il nostro corpo è in grado di comunicarci in autonomia.

Fino a un secolo fa, se qualcosa ci avesse fatto stare poco bene, avremmo smesso di mangiarla, oggi invece no, abbiamo la pasticca magica o il prodotto miracoloso della farmacia sotto casa che permette di mettere un bel bavaglio al nostro corpo che sta urlando “AIUTO!” e proseguire così a seguire la gola e la manipolazione mediatica.

Ma partiamo dal principio.

 

 

 

Che cos’è il latte e perché è bianco?

lattosio composizione

Il colore bianco del latte è dovuto all’indice di rifrazione dei grassi dispersi nell’acqua.

La composizione del latte può variare a seconda del mammifero da cui viene prodotto e dai trattamenti successivi alla mungitura, ma l’acqua in tutti i casi è sempre la componente principale.

Il latte usato nei bar e al quale siamo abituati oggi è latte da vacca costituito generalmente da:

87,7% di acqua
4,9% di carboidrati
3,4% di lipidi (per il latte intero)
3,3% di proteine
0,7% di minerali

Un dato che non viene mai indicato e che non è possibile misurare è la quantità ormonale, ma è sufficiente pensare che un vitello cresce fino a 900 grammi al giorno nutrendosi solo di latte e non stiamo di certo parlando di animali piccoli.

 

 

 

Latte e digeribilità

Questo è stato il primo problema che la scienza negli ultimi 50 anni si è trovata ad affrontare.

Le proteine contenute nel latte si dividono in caseine e sieroproteine, ma in questo contesto ci interessano unicamente le caseine, che si dividono in beta-caseina A1 e beta-caseina A2.

A partire dagli anni 2000 sono stati pubblicati diversi studi scientifici che hanno associato una maggiore digeribilità al latte contenente beta-caseina A2.

È bene specificare che la presenza di una o l’altra caseina dipende più che altro dalla razza e dal tipo di mucca.

mucche a1 e a2

Quando il latte viene digerito, libera una porzione di proteina che interagisce con il tratto gastrointestinale causando, in alcune circostanze, sintomi correlati alla cattiva digestione, ma nel latte contenente la caseina A2 questo fenomeno di frammentazione della proteina non si manifesta, restituendo così una sensazione di maggiore leggerezza.

La beta-caseina A1 infatti, può dare origine ad un frammento proteico chiamato beta casomorfina 7, un potente oppioide con un effetto ossidante, ma perché alcune mucche producono una proteina scarsamente digeribile?

Sicuramente è interessante notare che fino a qualche tempo fa il latte prodotto da questo mammiferi era unicamente latte A2, ma con il passare degli anni si è assistito a un cambiamento nel patrimonio genetico degli animali che ha portato alla produzione di un tipo di beta-caseina diverso, per l’appunto l’A1.

Guarda caso questo tipo di caseina era presente tipicamente nelle mucche francesi, che producevano decisamente più latte delle mucche Italiane, ad esempio. Che la produzione intensiva di latte e la costante ricerca di metodi per produrne di più centri qualcosa?

Ovviamente il guadagno ha la priorità e quindi, piuttosto che cercare di tornare alla produzione di latte A2 si è ben pensato di mettere in commercio latte A2 etichettato come ad alta digeribilità, prezzandolo di più e continuare a vendere il latte A1, che offre un guadagno molto più elevato, a tutti gli altri che, ancora, non mostrano problemi conseguenti all’assunzione di latte.

Già questo dovrebbe spingerci a chiederci se il latte sia effettivamente un alimento adatto all’uomo, visto che il dover trovare uno stratagemma per renderlo digeribile, già di perse, è un contro senso, è esattamente come voler trovare un modo per eliminare la componente tossica nei funghi velenosi per poterli mangiare, non è meglio semplicemente mangiare quelli commestibili?

 

E il latte senza lattosio?

latte senza lattosio

 

Altra grande trovata della scienza è stata quella relativa al latte senza lattosio.

Quel 4,9% di carboidrati che troviamo nel latte ricordiamoci che è composto da zuccheri, che nel latte prende il nome di lattosio.

Ovviamente, per farci capire che questa fantastica bevanda bianca non è adatta a noi, il nostro corpo usa vari stratagemmi, tra cui anche lo sviluppo di intolleranze.

Ma all’industria alimentare cosa glie ne frega della nostra salute e di cosa ha da dire il nostro corpo? Niente. Se c’è un’intolleranza si trova che cosa la genera e la si elimina e così è stato per il lattosio.

Per creare questa soluzione si priva il latte di mucca del suo zucchero naturale.

Il lattosio è uno zucchero disaccaride, composto da glucosio e galattosio e tutti i disaccaridi sono “difficili” da digerire, perché il fegato deve scomporli per riuscire ad assimilarli, cosa che non succede con alimenti adatti al consumo umano e che sono già naturalmente strutturati per essere assimilati senza ulteriore sforzo da parte del fegato.

Per risolvere il problema la scienza cosa si è inventata? Un sistema per scomporre in laboratorio i due zuccheri e renderli più facilmente digeribili per il corpo umano. Praticamente viene fatto in laboratorio quello che in natura dovrebbe fare il nostro fegato.

Hai trovato un cibo troppo amaro da mangiare perché ti sta dicendo in maniera chiara che non devi mangiarlo? Puoi evitare di masticarlo e assumerlo con una flebo per via venosa, praticamente è la stessa cosa, divertente no?

Questo processo però, presenta una conseguenza che è bene considerare, ossia l’innalzamento dell’indice glicemico rispetto al latte tradizionale, per cui chi soffre di diabete o di glicemia alta dovrebbe prestare attenzione a questo aspetto.

 

 

 

Conclusione, che latte devo bere?

evitare latticini

Il latte senza lattosio presenta un indice glicemico più alto, e abbiamo parlato in diversi articoli degli zuccheri e dei loro effetti sulla salute che puoi trovare qui e trarre le tue conclusioni: CLICCA QUI.

Mentre il latte normale non ha nessun vantaggio da un punto di vista nutrizionale e puoi trovare diversi articoli sui latticini qui: CLICCA QUI.

È indubbio che tutto quello che oggi riteniamo salutare è probabilmente parte di un messaggio costruito ad hoc per rispondere a una domanda specifica.

Le aziende alimentari, nella maggior parte dei casi, puntano a massimizzare il profitto aumentando la produzione e abbassando i costi, è inutile che stiamo qui a parlare delle conseguenze di questo perché in ogni articolo del mio blog cerco di fare chiarezza su un singolo argomento per permetterti di usufruire di contenuti brevi e concisi.

La soluzione è sempre la stessa, imparare a ragionare logicamente e ascoltando il nostro corpo. Se non digeriamo il latte non beviamolo, semplice. È inutile cercare a tutti i costi l’alternativa digeribile.

Ai miei Clienti consiglio sempre di eliminare il latte e di limitare tantissimo i latticini nella propria dieta e i risultati sono oggettivi e puoi consultarli anche tu alla pagina dedicata alle storie di successo sul mio sito che trovi qui:

 

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Le alternative vegetali ci sono e per valutarle è sufficiente seguire lo stesso processo: mi piace la bibita alle mandorle? Bene, se mangio le mandorle ho problemi? Se la risposta è no dovrò fare attenzione solo agli zuccheri, in quanto l’industria alimentare sa quanto gli alimenti dolci facciano presa sul nostro cervello e li infila ovunque.

Proprio con le bibite alla mandorla è molto difficile trovare le alternative senza dolcificanti e attenzione a non farti fregare dalla dicitura senza zucchero, perché lo zucchero è solo uno tra i tanti dolcificanti usati in commercio.

E per concludere con un consiglio che può esserti utile, ricordati che i malti e gli amidi sono anch’essi zuccheri, se quindi incontri una bibita vegetale alla quale è stato aggiunto malto d’orzo o amido di mais considerali come zucchero, né più né meno.

Se non l’hai già fatto scarica a questa pagina il mio EBOOK e inizia il percorso gratuito di DETOX che ho strutturato con il mio team per permetterti di ottenere risultati incredibili in soli 30 giorni, trovi tutto qui:

Se invece sei interessata o interessato ad entrare direttamente in contatto con me, contattaci tramite la live chat e scoprirai come fare.

Qui invece trovi un mio video Youtube inerente all’argomento:

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Scritto dal Dr Francesco Norcini, consulente alimentare.
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