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Ma perché basarci sul passato se ci siamo evoluti?

Durante i Webinar del programma “Chi Semina Cibo Raccoglie Salute” vengono fuori tante domande interessanti.

La maggior parte nascono dal fatto che, a primo impatto, sembrerebbe che per stare bene si debba eliminare tutto quello che abbiamo scoperto nell’ultimo secolo.

In realtà questa affermazione è apparentemente vera ma praticamente falsa, in questo articolo ti spiego perché in realtà gli unici a non esserci evoluti siamo noi consumatori e non la scienza.

Se è la prima volta che leggi questo Blog io sono Francesco Norcini consulente della nutrizione e del benessere.

 

 

Addentriamoci in questo interessantissimo argomento.

Quando si parla di cibo inevitabilmente si parla di sopravvivenza, di mangiare, quindi, è un’attività fisiologica utile alla nostra vita.

L’essere umano, ovviamente, è intelligente e ha sempre trovato il modo di usare il proprio ingegno per migliorare la propria vita e rendere più facile la sopravvivenza.

Se ci pensiamo, infatti, siamo passati dalle caverne alle case, dall’andare a piedi a inventare la ruota, dall’usare i cavalli a inventare il motore.

Ogni nuova scoperta nasce con l’intento di fare del bene e di produrre risultati positivi, questo, al contempo, non toglie il fatto che ogni azione provoca delle conseguenze, che saranno sia positive che negative.

L’obiettivo non è ottenere solo risultati positivi, ma fare in modo che i lati positivi superino quelli negativi.

Il progresso, quindi, va inevitabilmente valutato attentamente e inteso nel modo corretto.

Voglio farti un esempio sulla ruota.

 

Questa fantastica invenzione ci ha permesso di aumentare immediatamente la velocità con la quale persone e cose si spostavano sul territorio.

All’inizio ha dato vita ai primi viaggi, molto scomodi, fatti su carrozze o archibugi costruiti su ruote di pietra.

Poi via via siamo arrivati a renderla sempre più confortevole e performante.

La ruota, insieme al motore a scoppio, ha reso quegli spostamenti ancora più rapidi e veloci e oggi, con le auto elettriche, siamo arrivati ad avere auto fanno da 0 a 100 in una manciata di secondi senza neanche inquinare.

Questo vuol forse dire che chiunque sale in auto schiaccia l’acceleratore a tavoletta e anche per fare il tragitto casa lavoro fa tutto a 280 km/h in autostrada solo perché quella è la velocità massima possibile?

Non credo, perché ci siamo resi conto da subito che una ruota senza un freno era pericolosa e incontrollabile.

Ovviamente se parliamo di ruote e mezzi di trasporto è facile comprendere dove sta il pericolo, perché la gente muore a causa della velocità.

E per allontanarci dalla morte abbiamo chiesto, a chi costruiva auto, di offrirci sempre maggiori standard di sicurezza.

Così il freno è diventato richiesto tanto quanto la ruota e oggi sarebbe impossibile acquistare un’auto senza freni.

Per le auto, però, il discorso è facile perché non ce le produciamo da soli in casa, ma abbiamo delegato la loro produzione ad aziende specializzate.

Insieme al progresso, quindi, abbiamo scoperto che è necessario anche imparare quali sono i risvolti negativi di ogni nuova scoperta e applicare un senso della misura ad ogni nuova soluzione che sia potenzialmente pericolosa.

 

E cosa c’entra la ruota con il cibo?

Con il cibo abbiamo affrontato lo stesso identico percorso, con un’unica differenza che voglio sintetizzarti in una semplice frase:

“Se ti schianti a 280 senza freni con un’auto muori subito, se mangi male muori dopo 40 anni o campi lo stesso 100 anni, malato e imbottito di medicine.”

Questa può sembrarti una frase comica e ad effetto, ma in realtà è qua li nocciolo della questione.

Con il progresso abbiamo reso più facile il processo con cui procacciamo il cibo che ci serve.

Una volta dovevamo andare a caccia o comunque allevare e seminare quello di cui avevamo bisogno, e passare ore e ore chini sul terreno per riuscire a portare a tavola un pasto.

Oggi ci facciamo un giro al supermercato e se non abbiamo voglia neanche di quello troveremo sicuramente un ristorante o un fast food aperto.

 

 

Esattamente come con la ruota siamo diventati più veloci nell’acquisizione di cibo.

E l’informazione necessaria a capire i risvolti negativi? E il senso della misura?

Quello è rimasto in mano nostra, perché per quanto riguarda il cibo siamo noi a comprarlo e portarlo a casa, non un’azienda o un soggetto terzo che lo fa per noi, a meno che tu non abbia il tuo chef personale e domestici che si occupano della spesa.

Con il progresso aumentano anche i potenziali problemi e le informazioni necessarie a comprendere quello che abbiamo a nostra disposizione.

Ecco perché è nato il mestiere del consulente nutrizionale o del dietologo o dietista.

Senza l’informazione corretta ci si va a schiantare contro un muro, perché se nessuno ti dice che mangiare in modo scorretto può causare, magari dopo 30 o 40 anni, problemi di salute come diabete, alzheimer o addirittura il cancro tu non avrai mai il freno necessario per evitare l’impatto.

Grazie al progresso abbiamo creato dolci buonissimi che i nostri nonni neanche sognavano, questo vuol dire che puoi basare la tua vita su una dieta di Kinder Bueno e barrette di cioccolato?

 

 

 

Questo però non vuol dire tornare a vivere come una volta.

Non significa che dobbiamo chiudere i supermercati e tornare a crearci le nostre fattorie e diventare cacciatori.

Vuol dire semplicemente che dobbiamo sfruttare tutta questa disponibilità di cibo in modo corretto.

 

 

Durante l’ultimo webinar una persona ha detto “oggi tutto quello che troviamo è dannoso per la nostra salute” e invece non è così.

Troviamo ancora tutto quello che di buono c’è a questo mondo, ma dobbiamo essere noi a capire quando e come.

Io nei miei articoli faccio sempre l’esempio delle fragole a dicembre, perché sono un esempio chiaro di come anche il cibo può essere una ruota senza freni.

Le fragole a dicembre non esistono in natura, abbiamo imparato a produrle, ma perché abbiamo scoperto che alle persone piacciono e che quindi sarebbe stato bello poterle avere sempre disponibili.

Il problema è che li abbiamo perso il lume della ragione, non ci siamo dati una misura, e pur di avere le fragole a dicembre abbiamo iniziato a usare OGM, prodotti chimici, trattamenti artificiali per permettere a un frutto che non è fatto per crescere a dicembre di crescere comunque.

Questo perché, oltre al progresso culinario, abbiamo iniziato a guardare al progresso economico.

E allora è chiaro quale sia il problema rispetto a 100 anni fa.

Il contadino che si piantava le fragole nel giardino lo faceva per sopravvivere.

L’azienda che ti offre le fragole tutto l’anno lo fa per guadagnare e generare profitto.

 

 

E siamo noi che dobbiamo imparare che, il fatto che un bene sia disponibile, non ci impone di doverlo usare.

Se le persone smettessero di mangiare le fragole a dicembre, ti garantisco che sparirebbero dai super mercati.

Questo però non avverrà mai, perché mangiare le fragole a dicembre in fondo non fa male, non genera dolore nell’immediato e quindi il problema non sussiste.

Questo è il motivo per cui molte persone si avvicinano a professionisti come me quando stanno già male, quando il loro corpo è già arrivato a un punto tale da non riuscire più ad andare avanti.

E più si aspetta a scoprire e a studiare realmente il cibo, più tempo e più sacrifici saranno necessari, dopo, per tornare in salute.

Mangiare in modo sano non vuol dire togliere, ma vuol dire aggiungere.

Perché la maggior parte delle persone, grazie a tutta questa disponibilità di cibo, ha iniziato a concentrarsi su pochi alimenti, quelli che preferisce, come sapore e facilità di preparazione, dimenticandosi l’altro milione e mezzo di ricette, ingredienti e nutrienti.

Se impari a non mangiare le fragole e la frutta in generale a Dicembre, imparerai anche a mangiare ricette ed alimenti che prima, proprio perché trovavi le fragole belle e pronte al reparto frutta, neanche immaginavi.

E non ci vuole un genio per capire che “mangiare di tutto un po”, come dicevano le nostre nonne, è il modo migliore per stare bene.

Solo che la nonna, che aveva l’orto, lo sapeva da sola che a Dicembre le fragole non le aveva, noi dobbiamo impararlo.

Per farlo puoi usare tutte le informazioni che trovi su questo Blog e sul Web oppure, semplicemente, contattaci e scopri in che modo puoi iniziare, insieme a me, un percorso che ti insegna come usare il cibo per tornare in salute e ritrovare un’energia che probabilmente ormai è solo un ricordo.

Se vuoi iniziare un percorso insieme a me per ritornare in salute mangiando, contatta il mio team tramite la live chat e riceverai tutte le informazioni di cui hai bisogno.

 

 

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Scritto dal Dr Francesco Norcini, consulente alimentare.
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